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Lapsi
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Erano detti mwawmwbalapsi (in mwbqlatino, 'caduti') i mwbgcristiani che, nel mwbwIII e mwcaIV secolo, sotto la minaccia delle mwcqpersecuzioni, compivano atti di adorazione verso gli mwcgdèi pagani.
Contents
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Introduzione
Tale termine veniva regolarmente usato nel III secolo per definire i cristiani che erano ritornati al mwdgpaganesimo, specialmente per coloro che, durante le persecuzioni, avevano mostrato la loro debolezza di fronte all'idea della mwdwtortura ed avevano rinnegato la loro mweafede sacrificando agli mweqdei pagani o con altre azioni. Molti dei mweglapsi, in realtà la maggior parte dei numerosi casi che si verificarono durante la persecuzione della metà del III secolo, certamente non tornarono al paganesimo per convinzione, ma, minacciati di spoliazione e di severe punizioni (mwewesilio, mwfalavori forzati o mwfqmorte), non ebbero il coraggio di confessare fermamente la loro fede ed il loro unico desiderio era di salvarsi dalla persecuzione attraverso un atto esteriore di mwfgapostasia, in modo da conservare le loro proprietà, la loro libertà e la loro vita.
L'obbligo di confessione della fede cristiana in tutte le circostanze e di evitare ogni atto di abiura era stato saldamente stabilito nella chiesa fin dal periodo mwgaapostolico. La mwgqmwggprima lettera di Pietro esortava i credenti a rimanere saldi nelle avversità (1:6, 7; 4:16, 17). Nella sua lettera a mwgwTraiano, mwhaPlinio scriveva che coloro che erano realmente cristiani non avrebbero offerto alcun sacrificio agli dèi pagani e non avrebbero proferito alcuna imprecazione contro mwhqCristo. Tuttavia si apprende, sia dal "mwhgPastore di Erma" che dai resoconti delle persecuzioni e dei mwhwmartiri, che diversi cristiani, dopo il II secolo, mostrarono debolezza e si allontanarono dalla fede. Lo scopo dei procedimenti civili contro i cristiani, come indicato negli scritti di Traiano a Plinio, era condurli all'apostasia. Si salvarono solo quei cristiani che dichiararono di non desiderare più esserlo e compirono atti di culto pagano, ma coloro che resistettero furono puniti.
Nel "Martirio di mwiqSan Policarpo" (c. iv; edizione Franz Xaver von Funk, mwiwPatres Apostolici, I, 319), si può leggere di un mwjafrigiano, tale Quinto, che, inizialmente, aveva mwjqconfessato la fede cristiana, ma che, alla vista delle belve feroci nell'mwjganfiteatro, mostrò debolezza e si fece persuadere dal mwjwproconsole a sacrificare agli dei. La lettera dei cristiani di mwkaLione, sulla persecuzione del mwkq177, narrava, similmente, di dieci fratelli che avevano mostrato debolezza ed erano caduti nell'apostasia. Tuttavia, isolati e stimolati dall'esempio e dal gentile trattamento che ricevettero dai cristiani che erano rimasti saldi nella loro fede, molti di loro si pentirono ed in un secondo processo, in cui i rinnegati dovevano mostrarsi convinti, confessarono Cristo e guadagnarono la corona dei martiri (mwkgEusebio di Cesarea, mwkwmwlaStoria ecclesiastica, V, II).
I Lapsi durante la persecuzione di Decio
In generale, nella chiesa del II secolo e dell'inizio del III era principio affermato che un apostata, anche se avesse fatto la dovuta penitenza, non poteva rientrare nella comunità cristiana, o essere riammesso all'mwlwEucaristia. L'mwmaidolatria era uno dei tre mwmqpeccati che imponevano l'esclusione dalla chiesa. Dopo la metà del III secolo, la questione dei mwmglapsi si presentò in parecchie occasioni originando serie dispute all'interno delle Comunità cristiane e favorendo un ulteriore sviluppo della disciplina penitenziale della chiesa. La prima occasione in cui la questione dei mwmwlapsi divenne seria e condusse ad uno mwnascisma fu durante la persecuzione di mwnqDecio (mwng250-mwnw251).
Un editto imperiale dispose che ogni cristiano avrebbe dovuto effettuare un atto di idolatria. Chiunque si rifiutava veniva minacciato con le punizioni più severe. I funzionari imperiali furono incaricati di cercare i cristiani, di costringerli a sacrificare e di perseguitare i recalcitranti con la massima severità. Per la Chiesa, le conseguenze di questo primo editto di persecuzione generale furono terribili. Durante la lunga pace di cui avevano goduto i cristiani, molti erano stati allettati dallo spirito della mondanità. Un gran numero di mwoqlaici e persino alcuni membri del mwogclero, alla promulgazione dell'editto, si affollarono immediatamente agli mwowaltari degli idoli pagani per offrir loro mwpasacrifici. Esistono tuttora dettagliate testimonianze di quanto avvenne in mwpqAfrica ed a mwpgRoma grazie alla corrispondenza di mwpwSan Cipriano di Cartagine ed ai suoi mwqatrattati, mwqq De catholicae ecclesiae unitate e mwqgDe lapsis (mwqwCaecilii Cypriani opera omnia, ed. Hartel I, II, mwraVienna, mwrq1868-mwrg1871). I mwrwlapsi furono classificati in vari modi, a seconda della gravità dell'atto di cui si erano macchiati:
• mwsgTurificati, coloro che avevano bruciato l'incenso agli dei.
• mwtaSacrificati, coloro che avevano offerto sacrifici agli dei.
• mwtgLibellatici, coloro che si erano procurati documenti falsi che, pur non avendolo fatto, attestavano il loro sacrificio agli dei.
• mwuaTraditores, termine riferito a mwuqvescovi e mwugpresbiteri che avevano consegnato le mwuwSacre Scritture alle autorità romane. Il termine trae la sua radice dal verbo latino mwvatradere che significava "consegnare" e assunse poi il significato di "tradire", in riferimento a mwvqGiuda che aveva consegnato mwvgGesù al mwvwsinedrio.
Attualmente sono noti cinque di questi mwwqlibelli (uno conservato ad mwwgOxford, uno a mwwwBerlino, due a mwxaVienna e uno ad mwxqAlessandria). Ad alcuni cristiani fu permesso di presentare alle autorità una dichiarazione scritta comprovante il loro sacrificio agli dèi e fu chiesto un certificato di questo atto (mwxglibellum tradere): questo certificato veniva portato alle autorità ed i richiedenti ricevevano in cambio l'attestazione (mwxwlibellum accipere). Coloro che avevano realmente sacrificato (i mwyasacrificati ed i mwyqthurificati), inoltre, ricevettero un ulteriore certificato. I mwyglibellatici propriamente detti erano coloro che avevano ottenuto i certificati senza aver sacrificato realmente. Alcuni dei mwywlibellatici, che inviarono alle autorità i documenti sottoscritti sui loro sacrifici, reali o fittizi, furono chiamati anche mwzaacta facientes.
I nomi dei cristiani che avevano manifestato la loro apostasia con uno dei metodi suddetti, erano inseriti in apposite liste. Dopo che costoro avevano ricevuto le loro attestazioni e avevano saputo che i loro nomi erano stati registrati in questo modo, si ritenevano al sicuro da nuove inquisizioni e persecuzioni. La maggior parte dei mwzglapsi, in realtà, aveva solo obbedito all'editto di Decio per debolezza: essi, nel loro intimo, desideravano rimanere cristiani. Ritenendosi al sicuro da ulteriori persecuzioni, ora essi desideravano assistere ancora al culto cristiano ed essere riammessi in comunione con la chiesa; tuttavia questo desiderio era contrario alla disciplina penitenziale allora esistente. I mwzwlapsi di Cartagine riuscirono a portare dalla loro alcuni cristiani che erano rimasti fedeli ed avevano patito tortura e prigione. Questi confessori inviarono lettere di raccomandazione a nome dei martiri defunti (mwaalibella pacis) al vescovo in favore dei rinnegati. In virtù di queste "lettere di pace", i mwaqlapsi avrebbero voluto rientrare immediatamente in comunione con la chiesa e, in realtà, alcuni di loro furono riammessi da membri del clero ostili a mwagCipriano. Simili difficoltà sorsero a mwawRoma, dove i nemici cartaginesi di San Cipriano cercarono supporto nei loro attacchi contro il mwbavescovo.
Cipriano, che era rimasto in costante comunicazione con il clero romano durante la mwbgsede vacante dopo il martirio di mwbwPapa Fabiano, decise che nulla avrebbe dovuto essere fatto in materia di riconciliazione dei mwcalapsi fino al termine della persecuzione ed al suo ritorno a Cartagine. Soltanto quegli apostati che si mostravano penitenti ed erano in possesso di un mwcqlibellum pacis scritto da un confessore, avrebbero potuto ottenere l'mwcgassoluzione e l'ammissione alla comunione con la chiesa ed alla santa Eucaristia, se fossero seriamente malati o in punto di morte. A Roma, inoltre, fu stabilito il principio che gli apostati non avrebbero dovuto essere perdonati, ma che avrebbero dovuto essere esortati a fare penitenza, in modo che, nel caso fossero stati richiamati delle autorità pagane, avrebbero potuto scontare la loro apostasia confessando fermamente la fede. Tuttavia, la comunione non doveva essere rifiutata a coloro che erano gravemente malati ed a coloro che desideravano scontare la loro apostasia con la penitenza.
Lo scisma di Novaziano
A Cartagine, la fazione che si opponeva a Cipriano non accettò la decisione del vescovo e diede vita ad uno scisma. Dopo l'elezione di mwdqCornelio alla Cattedra di Pietro, il presbitero romano mwdgNovaziano si proclamò Papa e divenne il massimo sostenitore della disciplina più rigorosa, poiché rifiutava senza riserve la riammissione in comunione con la chiesa di coloro che erano caduti. Fu il fondatore del Novazianismo.
Subito dopo ritorno di Cipriano alla sua sede, nella primavera del mwea251, a Roma ed in mweqAfrica furono convocati dei sinodi. In tali sedi fu trovata una soluzione comune al problema dei mweglapsi. Fu adottato come principio che essi avrebbero dovuto essere incoraggiati a pentirsi e, a determinate condizioni e dopo un'adeguata penitenza pubblica (mwewexomologesis), avrebbero potuto essere riammessi in comunione. Nel fissare la durata della penitenza, i vescovi dovevano prendere in considerazione le circostanze dell'apostasia; per esempio, se il penitente aveva offerto il sacrificio immediatamente o solo dopo tortura, se aveva portato la sua famiglia nell'apostasia o l'aveva risparmiata dopo avere ottenuto un certificato. Coloro che avevano realmente sacrificato (mwfasacrificati o mwfqthurificati), avrebbero potuto essere riconciliati con la Chiesa soltanto in punto di morte. I mwfglibellatici, dopo un'adeguata penitenza, avrebbero potuto essere riammessi immediatamente.
In considerazione di una imminente e severa nuova persecuzione, in un successivo sinodo cartaginese fu deciso che tutti i mwgalapsi che avevano fatto pubblica penitenza avrebbero dovuto essere riammessi in piena comunione con la Chiesa. Il vescovo mwgqDionisio di Alessandria, Papa Cornelio, i vescovi italiani, Cipriano ed i vescovi africani, assunsero tutti lo stesso atteggiamento verso i mwgglapsi. Ma ad oriente, le posizioni di Novaziano trovarono inizialmente terreno fertile. Gli sforzi dei sostenitori di Cornelio riuscirono a portare la maggior parte dei vescovi orientali a riconoscerlo quale legittimo pontefice romano. Tale riconoscimento, naturalmente, portò all'accettazione dei principi sul caso del mwgwlapsi. Alcuni gruppi di cristiani in differenti parti dell'impero, tuttavia, accettarono le tesi di Novaziano dando vita ad una piccola comunità scismatica.
La persecuzione di Diocleziano
Ai tempi della "mwhggrande persecuzione" di mwhwDiocleziano, gli eventi presero la stessa piega che avevano preso durante quella di Decio. Durante questo periodo, molti cristiani tornarono, anche solo in parte, a pratiche pagane. Come in precedenza, effettuarono atti di culto pagani, o tentarono con artifici di eludere la persecuzione. Alcuni, con la complicità dei funzionari preposti, al loro posto, inviarono a sacrificare i loro schiavi; mentre altri li corruppero per far figurare i loro nomi tra coloro che avevano effettuato i prescritti sacrifici (Petrus Alexandrinus, mwiaLiber de poenitentia). Nella persecuzione di Diocleziano fece la sua comparsa una nuova categoria di mwiqlapsi: i mwigtraditores. Costoro erano i cristiani (principalmente ecclesiastici) che, per obbedire ad un editto, consegnarono i libri sacri alle autorità. Come nella precedente occasione i mwiwlapsi di Roma, guidati da un certo Heraclius, tentarono con la forza di ottenere la riammissione in comunione con la chiesa senza effettuare alcuna penitenza, ma i papi mwjaMarcello prima ed mwjqEusebio poi, si attennero strettamente alla disciplina penitenziale tradizionale. La confusione causata da questi scontri fra i cristiani romani indusse mwjgMassenzio a bandire prima Marcello, poi Eusebio ed Eraclio (si vedano le iscrizioni di mwjwPapa Damaso I sui papi Marcello ed Eusebio; in Ihm, mwkaDamasi epigrammata, mwkqLipsia, mwkg1895, p.mwkw 51, n. 48; p.mwla 25, n. 18). In Africa, lo mwlqscisma donatista sorse proprio dalle dispute sui mwlglapsi, in particolar modo per i mwlwtraditores. Vari sinodi del mwmaIV secolo elaborarono canoni sul trattamento dei mwmqlapsi, per esempio il mwmgConcilio di Elvira del mwmw306 (canoni i-xiv, xlvi), il mwnaprimo concilio di Arles del mwnq314 (canone xiii), il Concilio di Ancyra del mwnw314 (canoni i-ix) ed il mwoaConcilio generale di Nicea (canone xiii). Molte delle decisioni prese da questi concili riguardarono soltanto i membri del clero che erano caduti nell'apostasia durante la persecuzione.
Persecuzione dei Lapsi
In seguito all'mwowEditto di Tessalonica del 380 il Cristianesimo divenne religione di Stato. Col mwpadecreto emesso a Concordia nel 391 da mwpqTeodosio I, i mwpglapsi vennero perseguiti direttamente dallo stato; in questo caso il termine si riferisce a battezzati che mantenevano o riprendevano i riti pagani.
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Collegamenti esterni